"ÇA IRA": THERE IS HOPE

 


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Il 18 novembre 2005, presso la Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica a Roma, è andata in scena la prima mondiale di Ça Ira.

 

"Buonasera, benvenuti!

Sono molto felice di essere qui.

Non parlo la vostra bella lingua quindi sono costretto a leggere...

Voglio ringraziarvi tutti per essere intervenuti.

Voglio ringraziare anche Musica per Roma e D'Alessandro&Galli per averci invitati qui: è molto importante per tutti noi.

Infine desidero dedicare questa rappresentazione di Ça Ira ai miei amici Etienne e Nadine Roda-Gil, Philippe Constantin e Nick Griffiths.

Vi prego di dare il benvenuto al mio amico e collaboratore, il maestro Rick Wentworth"

 

La prima di "Ça Ira" va in archivio tra applausi scroscianti e il bassista svela la sua gioia.

"Hello, buonasera, benvenuti". Cammina ad un palmo da terra per la gioia il Roger Waters che, pochi minuti dopo il successo della prima mondiale di "Ça Ira", riceve un gruppo ristretto di giornalisti in un camerino del labirintico backstage dell'Auditorium "Parco della Musica" di Roma.

Peraltro, quella dell'autore dell'opera che ripercorre i concitati anni della "Révolution" in terra di Francia (1789-1793), è una felicità tutt'altro che fuori luogo. In quest'ultimo scorcio di 2005, Waters ha infatti mosso passi significativi verso l'abbattimento del muro di dispotismo e impenetrabilità dietro al quale si era trincerato negli anni ottanta.


La locandina dell'Auditorium

Prima la riappacificazione, seppur per una sola sera (ma chissà cosa porterà veramente il futuro), con i compagni di sempre, in occasione di un Live8 destinato a restare nell'immaginario collettivo soprattutto grazie alla reunion dei Pink Floyd. Poi, nemmeno cinque mesi dopo, l'uscita e la rappresentazione dal vivo di un lavoro ambizioso, complesso, promesso al mondo quasi quindici anni fa. Un progetto che ha visto, nel frattempo, esaurisi il cammino di tre dei suoi ispiratori (Etienne e Nadine Roda-Gil e Philippe Constantin, ai quali Waters ha dedicato la performance romana in un italiano letto, ma convincente).

Già, chissà da quanti anni il brizzolato bassista aspettava di poter pronunciare quel "Did you enjoy the show?" con cui ha anticipato qualsiasi domanda dei presenti. E chissà quanti colleghi, abituati alla sua attitudine da sfinge del rock, immaginavano di sentir sgorgare dalle sue labbra, al minimo apprezzamento per la performance, un vero e proprio fiume di parole.


Il libretto di Ça Ira (a sinistra) - Il programma dell'Auditorium (a destra)

"Tutti sono stati superlativi", ha affermato Roger, riferendosi alla prova delle nove voci soliste (maiuscolo John Releya nella parte del narratore) e dell'Orchestra Roma Sinfonietta, diretta dall' "amico e collaboratore" Rick Wentworth. A colpire il papà di Pinky in modo particolare, tuttavia, sono stati il Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano, e le formazioni "C. Casini" dell'Università di Roma Tor Vergata e di voci bianche "Alessandro Longo" ("quei bambini, quei bambini... semplicemente incredibili").

Sicché, è stata la domanda naturalmente conseguente, a questa esibizione, imperniata esclusivamente sull'uso di immagini a supporto delle parti musicali, seguirà una rappresentazione in piena regola, con scenografie e costumi?  "Vedremo. Intendiamoci, sono il primo a volere che accada, ma per arrivare a ciò è necessario l'interesse di qualcuno. Quello di stasera, per me, rappresenta un punto di partenza e chi vorrà proporre una produzione di "Ça Ira" dal vivo, riceverà il mio massimo sostegno".


Il biglietto d'ingresso

La soddisfazione del bassista si sposta poi sulla cornice della prima mondiale, ovvero la sala Santa Cecilia dell'Auditorium "Parco della Musica", progettata da Renzo Piano. "Un posto meraviglioso. E che dire poi del pubblico italiano, così caloroso, così entusiasta. Come sapete, in passato, sono stato in questo paese per dei concerti rock e, in qualche modo, me lo aspettavo, ma è sempre stupendo".


Lo spartito di The Fugitive King

Dal vivo, forse più che nella versione cd (su etichetta Sony Classical), i tre atti di "Ça Ira" mettono in evidenza la natura dell'opera di efficace melting pot sonoro, quasi facendole andare stretta la classificazione nel capitolo "musica classica", ma rendendo comunque improbo individuare una categoria più adeguata.

Accenni di canti gregoriani si amalgamano a melodie tribali (elevate dal sostanziale contributo del tenore rock Isaac Brown), con reminiscenze di Verdi in diversi momenti e un finale che ricorderebbe i Carmina Burana di Carl Orff pure ad un non udente.


Alcuni degli ospiti della serata: i figli di Roger, Harry (con compagna) e India (foto a sinistra) - Adrian Maben (foto a destra)

Per parte sua, Waters annuisce e conferma "le numerose influenze". Dopodiché, sottolinea come qualcuno, negli Stati Uniti, ci abbia sentito anche Prokofiev, "altro musicista che apprezzo molto". Però, di fronte all'incalzare dei giornalisti ("ma allora, chi ti ha davvero influenzato?"), il bassista torna il rivoluzionario dei tempi d'oro. "Non credo stia a me dirlo. O meglio, mi influenzano tutti coloro che tentano di comunicare l'umanità in musica".

Il tempo è scaduto. Waters si presta al rito degli autografi e qualche collega approfitta del suo indugiare per una domanda "off the records": e il futuro? "Un rock album", ribatte lui sicuro. "Sarà un disco sulle relazioni tra esseri umani". Lo promette da anni, ma visto quanto e come quest'uomo si è buttato alle spalle, grazie anche alla serata di Roma, alcuni fantasmi del passato, stavolta c'è da credergli.

Prima, però, stretto in un elegante completo nero e nella camicia bianca d'ordinanza, Roger si defila rapido, ansioso di bere al calice della felicità, per una "pietra" - prendendo a prestito una delle immagini metaforiche a cui deve la fama - infinitamente meno pesante da portare.

Christian Diemoz


L'articolo di Giò Alajmo (Il Gazzettino) su Ça Ira

 

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