PRESENTAZIONE DEL DVD DI PULSE

 


Torna alla pagina delle Monografie

 

LONDRA, CRONACA DI UNA SERATA "BOLLENTE"
3 LUGLIO 2006 - PRESENTAZIONE DEL DVD DI PULSE


Il biglietto invito per l'evento (clicca per ingrandire le foto)

ECCO DUE BREVI FILMATI DELL'EVENTO; IN UNO DAVID E RICK CHE SI ABBRACCIANO
(NECESSITANO DI PLAYER MP4)
VIDEO1 - VIDEO2

Lunedì 3 luglio, passato da un’ora il “tea time” delle 17, Leicester Square, cuore di quel West End buttato in musica dai Dire Straits, era stretta in una morsa. Di calore. Per una temperatura raramente così elevata nel Regno Unito. Per l’abbraccio dei giovanissimi accorsi in massa, e in preda all’isteria, a salutare Johnny Depp, da quelle parti per la “prima” di “Pirates Of The Caribbean”. Per l’intensità sprigionata da ogni fotogramma del DVD “Pulse” dei Pink Floyd, presentato in anteprima ad una ristretta cerchia di giornalisti e intimi della band al Vue Cinema (quasi trecento persone, in tutto), a pochi passi dalla sala in cui Disney teneva banco con i suoi Pirati.

Una ricostruzione in scala reale dei due bulbi oculari che troneggiano sulla cover del disco dava il benvenuto a chiunque entrasse nel locale. Prima dell’inizio della proiezione, il bar del cinema ha offerto rifugio ai diversi ospiti in attesa e immediatamente un clima da riunione di famiglia ha avvolto il luogo, peraltro anch’esso decorato a dovere, con vetrofanie ispirate alla copertina di “Pulse” e due maxi-schermi a proporre un fermo immagine del filmato del concerto. In un angolo, seduto ad un tavolino, Nick Mason, intento a riordinare note sulla sua agenda. A raggiungerlo, poco dopo, Storm Thorgerson, accompagnato dalla consorte. Tutt’attorno, altri volti noti, come il bassista Guy Pratt e varie figure di primo piano del milieu londinese discografico e delle public relations (compresa un’attivissima Shuki Sen, del management del gruppo).

Alle 19.15, una delle sale del cinema “Vue” – a distanza di esattamente un anno e uno giorno dall’esibizione floydiana al Live8 - si è trasformata nel teatro di un evento destinato a finire sul calendario di ogni appassionato rosa. Dopo una breve presentazione di Stuart Maconie (nervoso come un’adolescente al suo primo giorno di lavoro), l’“exclusive screening” di una sintesi  del doppio DVD “Pulse” ha avuto inizio. Durato un’ora e quindici minuti, il filmato (appositamente predisposto da James Guthrie, produttore del DVD assieme a Thorgerson) si componeva di Shine On pt. 1-5, Learning To Fly, High Hopes, seguite dall’intera suite di Dark Side Of The Moon.

Sulla qualità acquisita dal film del concerto con la trasposizione in digitale, si è già avuto modo di dire su questo sito. Resta da sottolineare che, chi scrive, forse perché non rispolverava da troppo tempo la vhs della serata dell’ottobre 1994 all’Earls Court, è rimasto a bocca spalancata nel riscoprire l’intensità della performance live della suite datata 1973. Inoltre, va detto che la sintesi proposta era stata montata in maniera da mostrare, nelle prime battute di Shine On, alcuni spezzoni della quantità industriale di inediti (in particolare, il montaggio del palco e altri aspetti logistici) che portano la durata complessiva del cofanetto ad oltre quattro ore.

Concluso il filmato, Stuart Maconie è tornato di fronte allo schermo (ai lati del quale troneggiavano due altre installazioni “oculari” analoghe a quella all’ingresso) ed ha chiamato a prendere posto su tre poltrone, già predisposte all’uopo, David Gilmour, Nick Mason e Rick Wright. I tre, che non apparivano in pubblico da anni sotto l’insegna Pink Floyd, hanno risposto alle domande dei giornalisti per quasi un’ora. Assolutamente rilassati e decisamente a loro agio, non hanno lesinato in momenti ilari. Su tutti, il tastierista è apparso il più desideroso di esulare da ogni schema preordinato di comunicazione promozionale. Dopo aver preso posto, infatti, ha esordito: “è stata un’emozione anche per me, stasera. Da quando suono nei Pink Floyd volevo capire com’era vedere questa band dal vivo. Oggi, finalmente, ne ho avuto modo”.

A differenza di ciò che accade talvolta in situazioni del genere, le varie richieste poste al gruppo hanno mostrato tutte un buon livello di conoscenza dei presenti. Uniche eccezioni, la domanda, rivolta a Gilmour, di cosa pensasse della cover di Comfortably Numb delle Scissor Sisters (dribblata dal chitarrista con “divertente, ma non riesco a cantare così alto!”), e l’immancabile “avete mai provato a guardare ‘Il mago di Oz’ sincronizzato con Dark Side Of The Moon?” (cui ha risposto Nick Mason, probabilmente unico componente del gruppo ad aver effettuato l’esperimento, sottolineando che i risultati sono assolutamente interessanti, ma che nel 1972, ad Abbey Road, non circolava assolutamente una copia del film).

Sulla possibilità di altre uscite video targate Floyd per il futuro, David ha escluso la pubblicazione di The Wall dal vivo, rilanciando la tesi della scarsa qualità delle riprese, ma aggiungendo tuttavia “il progetto è comunque al 100% sotto il controllo di Roger. Dovete chiederlo a lui, non a me”. Per quanto riguarda il passato più recente, in archivio vi è soprattutto il video del concerto di Venezia 1989, ma è parsa più una citazione random, che un’ipotesi di lavoro seria. Curioso un aneddoto svelato dal chitarrista riguardo ad uno dei bonus di “Pulse”, ovvero “Bootlegging The Bootleggers”. “Alcune canzoni eseguite durante il tour non erano state suonate la sera in cui abbiamo registrato il filmato”, ha spiegato. “Per metterle a disposizione del pubblico, abbiamo quindi attinto ad alcuni nastri sequestrati dalla security a fan che stavano filmando gli show, sostituendo l’audio con le nostre registrazioni soundboard ed unendo le immagini di quelle diverse fonti. Il risultato è, a mio parere, interessante”.  

Cruciale è poi stato l’interrogativo “se aveste ancora un solo concerto a vostra disposizione, come utilizzereste questa chance?”. Per parte sua, Wright ha fornito una risposta da vero rocker (figura che, peraltro, non gli si addice granché, ma tant’è), sibilando “basta che ci sia un palco e non porrò condizioni”. Meno “eroici” Gilmour e Mason, concordi nel sostenere che il Live8 del 2005 potrebbe essere un ottimo punto finale per la frase scritta dai Pink Floyd. In realtà, più che dalla volontà di chiudere la parentesi rosa, questa risposta sembra essere stata dettata dagli attuali impegni solistici dei tre musicisti (sono infatti sempre più insistenti le voci che vogliono Rick al lavoro su un album individuale), tali da far passare in secondo piano ogni progetto.

Peraltro, le occasioni di lavorare sul catalogo non mancheranno. “Quando ricorrerà il prossimo anniversario di Dark Side Of The Moon?” ha chiesto alla platea un divertito Mason. Semplice, ma particolarmente efficace pure la risposta giunta da David alla domanda “quanto siete cambiati dai tempi in cui realizzaste l’album del prisma?”. “Avevo 27 anni. Ora ne ho 60. Spero di essere migliorato”. Una testimonianza evidente del fatto che, se esiste un segreto per vivere bene, è costituito indubbiamente dal guardare sempre in avanti.

La t-shirt promozionale di Pulse

Dopodiché, nonostante la band britannica abbia costituito – per lungo tempo – la miglior incarnazione del concetto di serietà, non è necessario che tutto abbia un perché. Insensatamente richiesto di spiegare come mai l’ultimo pezzo di ogni concerto dei Floyd post 1987 sia Comfortably Numb, Gilmour ha passato palla a Wright, il quale ha tagliato corto: “per il semplice fatto che è un ottimo brano” e la sfida, seduta stante, si è aperta per trovare qualcuno in grado di contraddirlo. Da manuale anche la riflessione sviluppata dal chitarrista ad un giornalista pronto nel far notare come, durante la proiezione, canticchiasse i brani del video (“Hai forse una sindrome di Pavlov?”). “No, è semplicemente che la bella musica mi induce a cantare. Se andassi a vedere gli Eagles dal vivo, farei esattamente lo stesso”.

Su questi binari, la “q&a session” è letteralmente volata via, convincendo tutti i presenti in sala che, vuoi per l’età (e per il distacco che essa induce), o per il fatto di non dover dimostrare più nulla (è un dato di fatto che abbiano esaurito lo scibile delle testimonianze possibili anni fa), questi tre signori del rock riescano senza nessuna fatica, ed anche solo con le loro voci, a dispensare emozioni intense. Non ultima, quella di vederli allontanarsi a piedi, accompagnati da mogli, figli e nipoti, tra i fan di Depp e gli ultimi irriducibili rosa rimasti sul luogo, dopo aver deciso collegialmente, nella hall del cinema, in quale ristorante recarsi a concludere la serata (nonostante il caldo non desse tregua). Cosa diceva, quel brano, a proposito della “english way”?

Christian Diemoz